Metamorfosi di uno stato desertico

Metamorfosi di uno stato desertico

Maggio 2019

Tutti parlano del Qatar, il Paese che ospiterà i Campionati del Mondo di Calcio 2022. L’Emirato, che si estende sul Golfo Arabico, è attualmente impegnato non solo a costruire gli stadi, ma anche a rivoluzionare l’intera infrastruttura. In campo è sceso anche un astuto uomo d’affari, che sta plasmando la nuova immagine del Paese, sfruttando la tecnologia «made in Niederönz».

La scoperta dei primi giacimenti di petrolio in Qatar nel 1939 segnò l’inizio di una sorta di «febbre dell’oro» nello stato desertico. L’«oro nero» si trasformò ben presto nel nuovo pilastro dell’economia dell’Emirato, situato sulla costa orientale della penisola arabica. Negli anni ’70 fu anche scoperto uno dei giacimenti di gas naturale più grandi a livello mondiale, capace di garantire al Qatar risorse per i prossimi 150 anni, come minimo.

Oggi si respira nuovamente un’atmosfera di rinnovamento nel Paese più ricco del mondo: sotto la guida dell’Emiro del Qatar è stata avviata la «Visione 2030». L’obiettivo è trasformare questo stato desertico da un territorio dove le automobili la fanno da padrone in una città connessa con efficienti sistemi di collegamento verso tutti i sobborghi, al fine di migliorare la qualità della vita. I distretti e i nuovi quartieri dislocati al di fuori di Doha saranno resi accessibili mediante un nuovo sistema di metropolitane.

Il risultato di una lunga pianificazione e molti prototipi: montaggio di un'insegna della metropolitana
Il risultato di una lunga pianificazione e molti prototipi: montaggio di un'insegna della metropolitana

Antiche tradizioni, visione futuristica

Vicken Deyirmenjian promuove la realizzazione di questa visione attraverso la Gulfcrafts, la sua azienda per la lavorazione dei metalli. Armeno di origine, si è trasferito dal Libano a Doha quasi 20 anni fa. Mr. Vicken, come viene abitualmente chiamato in Qatar, voleva lasciarsi alle spalle il Paese dilaniato dalla guerra ed era alla ricerca di un luogo sicuro per la sua famiglia e per la sua nuova avventura imprenditoriale. «La situazione di instabilità politica mi aveva sfinito», racconta Deyirmenjian. La ricerca di stabilità e di nuove opportunità di lavoro lo ha condotto a Doha. La sua nuova patria gli offre esattamente ciò che più gli mancava in Libano: le ricchezze del sottosuolo non hanno portato solo benessere nell’Emirato, ma anche sicurezza. Per questa ragione, da molti anni il Qatar è una delle mete preferite sia dagli immigrati sia da chi vuole trasferirsi all’estero per motivi di lavoro.

L’attività artigianale vanta una lunga tradizione nella famiglia di Vicken Deyirmenjian. Suo nonno era proprietario di una piccola officina in Armenia, dove si realizzavano oggetti in ottone. Suo padre portò avanti questa tradizione in Libano, producendo inizialmente souvenir e articoli di uso comune. In seguito, ampliò la sua gamma di prodotti con trofei per eventi sportivi e segnaletica di vario genere. Il suo rampollo ne seguì le orme: Deyirmenjian fondò la sua azienda Gulfcrafts in Qatar, iniziando a produrre trofei e medaglie. All’epoca la società era composta da quattro dipendenti, mentre oggi dà lavoro a oltre 450 persone.

Trampolino di lancio a 300 metri di altezza 

Poco dopo la fondazione dell’azienda, Deyirmenjian si aggiudicò alcune piccole commesse relative a targhe e segnaletica. La svolta avvenne nel 2004, quando a Doha fu costruita la «Olympic Tower». L’edificio più alto del Qatar, che misura la bellezza di 300 metri, assomiglia a una torcia: non a caso, il grattacielo è oggi conosciuto anche come «The Torch Doha». Gulfcrafts ha progettato e realizzato tutta la segnaletica, sia interna che esterna. «Quando abbiamo installato gli anelli olimpici a 300 metri di altezza, è stato un momento particolarmente emozionante», ricorda Deyirmenjian.

Dopo questa prestigiosa commessa, il duro lavoro di espansione e consolidamento dell’attività, portato avanti dall’intraprendente Mr. Vicken, diede finalmente i suoi frutti: Gulfcrafts si affermò come azienda specializzata nel campo della segnaletica. La società si ampliò considerevolmente acquisendo numerosi nuovi clienti, compreso l’Ufficio di pianificazione urbanistica di Doha. Questa ondata di ordini, tuttavia, comportò anche la necessità di affrontare nuove sfide: «Mi resi conto che avevamo bisogno di un nostro sistema di taglio laser per riuscire a consegnare i materiali ordinati rispettando le scadenze previste», spiega Deyirmenjian. Circa dieci anni fa, l’imprenditore armeno entrò per la prima volta in contatto con Bystronic alla EuroBLECH. «Ciò che mi colpì maggiormente, fu il design accattivante delle macchine.» Al termine della fiera, le applicazioni di Gulfcrafts furono testate sui banchi di prova dell’Experience Center a Niederönz: in seguito, fu inviata a Doha una relazione dettagliata con i risultati delle prove. Poco dopo, Mr. Vicken ordinò il primo sistema di taglio laser, una ByStar 3015.

Leggete tutta la storia su Bystronic World 1.19

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